Francia: gli spammer inviano falsi avvisi Hadopi

hadopiIn Francia, gli spammer hanno trovato un modo per cercare di carpire i dati sensibili dei navigatori mettendo in forte imbarazzo le autorità transalpine.

Da qualche tempo circolano infatti false email che sembrano provenire dall’Haute Autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits sur l’Internet (Hadopi), l’agenzia statale creata appositamente per far rispettare la legge omonima. In realtà si tratta però di messaggi spam che simulano gli avvisi previsti per l’invio da Hadopi quando un navigatore scarica dalla rete file coperti da copyright.

Nei messaggi gli spammer chiedono ai navigatori di fornire il loro numero di carta di credito e altri dati sensibili. Gli spammer si stanno approfittando del fatto che alcuni giorni fa le autorità francesi hanno dichiarato che i primi avvisi da Hadopi sono imminenti. “Nei messaggi ufficiali provenienti da Hadopi non sarà mai prevista la richiesta di dati personali e bancari e non ci saranno link verso siti esterni” ha spiegato Eric Walter, il segretario generale di Hadopi.

La legge Hadopi, approvata nell’ottobre 2009 in seguito alle forti pressioni dei detentori dei diritti sul governo Sarkozy è anche chiamata three strike alla francese, poiché prevede l’invio agli utenti che scaricano file coperti da copyright di tre differenti messaggi: il primo è un semplice ammonimento, il secondo comunica al navigatore che è stata limitata la sua banda di connessione e al terzo avviso scatta la disconnessione dalla rete. I dati dimostrano però che il metodo intimidatorio e repressivo non funziona. Dopo l’approvazione della legge Hadopi infatti, in Francia la pirateria è aumentata.

Foto | Flickr
Via | Le Monde

Francia: gli spammer inviano falsi avvisi Hadopi é stato pubblicato su downloadblog alle 11:00 di mercoledì 01 settembre 2010.

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The Pirate Bay deve morire

Immaginatevi questa scena - un campus party in Messico, il co-fondatore di The Pirate Bay che parla e una frase che lascia un po’ di stucco la platea: “La Baia deve morire, non può continuare a riscuotere un tale successo”. Dopo un attimo di sconcerto iniziale, visto il pulpito dal quale proviene tale dichiarazione, Peter Sunde (alias Brokep) ribadisce che la Baia deve morire sul serio – cioè la sua creatura ha esaurito la sua funzione, il suo scopo è stato raggiunto.

Tralasciando la frase ad effetto, ci si deve focalizzare sul problema effettivo – cioè quello che la Baia continua ad esistere nonostante nessuno ci lavori più, il sito non venga aggiornato e la tecnologia sia la stessa di 5 anni fa. Il problema è proprio questo: i torrent sono una tecnologia superata e come la storia ci ha insegnato per far affermare una nuova tecnologia, la vecchia deve cessare di esistere.

E invece no, i torrent continuano nella loro affermazione tanto che gli utenti della Baia sono in costante aumento ed è proprio questo secondo Sunde, il sintomo più grave di una mancanza della voglia di innovazione da parte della Rete e dei suoi cittadini. Pirate Bay ha prodotto un cambiamento globale anche a livello sociale, ed oggi il p2p viene visto come l’antagonista della proprietà intellettuale e non solo come un mero furto – ma come tutte le favole anche qui deve esserci una fine.

È sempre più tempo di condivisione, ci si deve però rimboccare le maniche e condividere anche le idee su come crescere e creare nuovi meccanismi di sharing, altrimenti resteremo con una Baia vuota e desolata – popolata solamente dai soliti furbetti (qui l’ultimo hacking).

Via | Torrentfreak.com
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The Pirate Bay deve morire é stato pubblicato su downloadblog alle 09:00 di venerdì 20 agosto 2010.

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Hadopi, la Francia frena: controllare costa. Chi paga?

La temutissima legge delle tre disconnessioni sarebbe quasi pronta per la sua entrata in vigore. L’alta autorità amministrativa francese, sarebbe infatti in procinto di intervenire inviando la prima mail di avviso al pirata di turno. A rivelarlo il ministro della cultura Frederic Mitterrand, il quale ha promesso la piena attività della legge dall’inizio di settembre. Cosa succederà in pratica? Qui alcuni accenni a questa legge - il cui focus si può esprimere con una frase del tipo: “ti ho beccato, non rifarlo altrimenti ti blocco!”. Il provvedimento in questione è stato fortemente voluto e sostenuto dal Presidente Sarkozy, il quale aveva espresso il suo pensiero durante un discorso pubblico.

Già alla fine di luglio i detentori di diritti su musica e cinema hanno inviato un primo blocco di indirizzi ip all’autorità creata ad hoc dal legislatore francese (la c.d. Hadopi), la quale dice di averli utilizzati a scopo di test. In verità molti isp affermano di non aver ancora ricevuto alcuna richiesta di matching.

La questione è duplice, ed è oramai purtroppo puramente economica:

- Chi pagherà l’individuazione degli indirizzi ip pirata (o meglio le risorse utilizzate a tal fine)? Il ministero della cultura francese si è finora rifiutato di dire se rimborserà tali costi o meno. Gli isp ovviamente non li vogliono sostenere, e neppure i titolari dei diritti d’autore (la pura e semplice logica, ci suggerisce che tali costi dovrebbero essere a carico di questi ultimi, i quali potrebbe tranquillamente pagarli con i milioni di euro che, annualmente la siae francese incassa ma non redistribuisce per ragioni diverse e a volte sconosciute.

- Il problema però non si esaurisce qui, poichè non è dato ancora sapere quanto realmente costi questa identificazione? In una prima fase l’individuazione degli ip pirati sarà effettuata manualmente, con un costo di 8,5 euro ad identificazione – successivamente il processo sarà automatizzato ed il costo ‘dovrebbe’ diminuire notevolmente.

La strada per l’attuazione effettiva della legge Hadopi pare quindi essere tutta in salita – questo anche grazie a dei vizi di forma dei decreti attuativi, che vanno a disciplinare come la nuova autorità transalpina dovrà procedere alla disconnessione degli utenti individuati come pirati recidici - e soprattutto su chi debbano gravare tali costi (qui gli ultimi ricorsi degli isp al Consiglio di Stato francese).

Non sarà certamente questo a far affondare la legge, speriamo solo che nel frattempo qualcosa cambi – perché certamente si deve disciplinare il fenomeno della pirateria in rete – ma questo ‘metodo alla francese’ (perché poi devono sempre ergersi a ispiratori di principi???) non garantisce assolutamente una possibile riduzione (qui qualche dato) e va a colpire la privacy degli utenti, anche di quelli che in rete si comportano bene.

Vi state chiedendo il perché? Semplice, per trovare il cattivo devo guardare anche cosa fa il buono.

Via | Zdnet.fr
Foto | Flick

Hadopi, la Francia frena: controllare costa. Chi paga? é stato pubblicato su downloadblog alle 15:00 di mercoledì 18 agosto 2010.

Fonte | downloadblog

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Soltanto lo 0,3% dei file su BitTorrent è legale

I Hearth P2PUno degli alibi più sfruttati dai provider di servizi peer-to-peer è il fatto che in sé la tecnologia non può essere considerata illegale. Una tesi inconfutabile che lascia agli utenti la responsabilità dell’uso che ne fanno. Chi si occupa di tutelare il diritto d’autore replica sostenendo che i contenuti scambiati via P2P siano soprattutto recuperati in modo illecito. Due posizioni veritiere, ma contrastanti.

Uno studio dell’Università di Ballarat in Australia ha rivelato come soltanto lo 0,3% dei file scambiati attraverso .torrent, attualmente il protocollo più popolare per il P2P, sia legittimamente distribuibile. Cioè il 99,7% dei contenuti che “viaggiano” in rete non potrebbe essere scaricato. Un’analisi che non dice granché di nuovo, sebbene l’entità dei download illegali non fosse dichiarata.

La battaglia sui numeri è tutt’altro che da considerarsi chiusa. L’Università di Princeton aveva condotto uno studio simile, ottenendo pressoché i medesimi risultati. TorrentFreak non è d’accordo e critica la metodologia d’analisi dei due atenei. Il dato interessante è in ciò che si scarica. La quasi totalità dei download non riguarda più il software, ma film (anche in streaming) e serie TV oltre alla musica.

Via | Ars Technica

Soltanto lo 0,3% dei file su BitTorrent è legale é stato pubblicato su downloadblog alle 10:00 di domenica 25 luglio 2010.

Fonte | downloadblog

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Il Partito dei pirati svedese varerà PirateISP, il primo ISP "pirata"

Pirate ISP LogoGrazie al Pirate Partiet svedese, un paio di mesi fa The Pirate Bay aveva trovato la sua Mompracem: e non in un luogo qualunque, ma all’ombra del Parlamento europeo.

Il Partito dei pirati, che è riuscito a ottenere un seggio nel Parlamento Europeo alle elezioni del Giugno 2009, aveva offerto banda alla Baia, mettendo fine alla perenne fuga del motore di ricerca, costretto a cambiare fornitore in occasione delle ripetute azioni legali messe in atto nei suoi confronti dalle Major e dalle Organizzazioni anti-pirateria. Adesso il Pirate Partiet va oltre, annunciando di avere in cantiere il primo ISP “pirata” che ha chiamato PirateISP, che fornirà servizi Internet commerciali agli utenti residenti in Svezia.

PirateISP si differenzierà dagli altri fornitori di servizi per la sua “ontologia hacker” e per la particolare attenzione alla difesa della privacy dei suoi clienti, assicura Gustav Nipe, membro del Partito e CEO del nuovo Provider. Il Pirate Partiet sottolinea che PirateISP non permetterà il monitoraggio dei suoi server da parte dei Governi e che non rilascerà all’esterno alcun tipo di log.

Certamente, sarà interessante vedere cosa ne penseranno dell’iniziativa i detentori di diritti di opere coperte da copyright, ma soprattutto cosa accadrà nel caso in cui degli utenti di PirateISP dovessero compiere gravi reati. Non è chiaro infatti per ora quali saranno in quest’ultimo caso le procedure che metterà in atto il Provider, per collaborare con i soggetti preposti alle investigazioni.

Il nuovo ISP “pirata” inizierà i primi test nelle prossime settimane con un numero limitato di utenti e i responsabili sperano di riuscire a strappare alla concorrenza “tradizionale” una buona fetta del mercato svedese.

Il Partito dei pirati svedese varerà PirateISP, il primo ISP "pirata" é stato pubblicato su downloadblog alle 08:30 di giovedì 22 luglio 2010.

Fonte | downloadblog

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Risultati RIAA contro il P2P, privacy violata?

La Riaa combatte il peer to peer risalendo al provider Internet che l’utente utilizza, lo avverte che qualcuno sta usando la sua rete per scaricare illegalmente e fa scattare la notifica al cliente da parte della compagnia telefonica. Si tratta solo di un “avvertimento”, ma che secondo RIAA dovrebbe bastare per far cambiare atteggiamento agli utenti.

La società ha reso pubblica un’indagine secondo la quale dal 2008, circa 1,8 milioni di utenti, tra cui 269,609 studenti dalle sedi dei vari college, hanno infranto i copyright. Da notare come le università stiano rischiando di perdere i fondi federali se non riusciranno a fermare i numerosi download illegali nei propri campus. Per dare un’idea del fenomeno, i college hanno speso dai 350 ai 500 mila dollari, per trovare il modo di combattere la pirateria, con risultati ovviamente non del tutto efficaci.

Premettendo che siamo contrari al download illegale, poniamo anche in questo caso la domanda che ci eravamo fatti anche per il caso Fapav. Fino a che punto è giusto avvalersi di una società privata per scoprire gli utenti che scaricano? Certo, la legislazione americana è sicuramente diversa da quella Italia, ma c’è sempre da rimanere perplessi quando una società privata si sostituisce all’autorità di polizia sul fronte delle indagini. Chi garantisce l’accuratezza dei report ottenuti da RIAA? Fino a che punto più spingersi la società di spionaggio dati incaricata da RIAA? Come può un cittadino onesto, che utilizza il P2P per la condivisione ad esempio di distro linux, essere certo che nessun privato si metta a monitorare la propria connessione?

Domande senza risposta, che le major dovrebbero porsi prima di tentare una caccia alle streghe dai risultati deludenti.

Via | TorrentFreak
Foto | Flickr

Risultati RIAA contro il P2P, privacy violata? é stato pubblicato su downloadblog alle 15:00 di lunedì 05 luglio 2010.

Fonte | downloadblog

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La RIAA pretende la chiusura immediata di LimeWire

LimeWireA pochi giorni di distanza dal decimo anniversario di LimeWire, gli avvocati della RIAA hanno presentato un documento alla corte di New York per chiederne la chiusura: il servizio di P2P avrebbe recato danni economici all’industria discografica per miliardi di dollari. La documentazione presentata dalla RIAA è volta alla sospensione immediata di LimeWire, poiché quest’ultimo aumenterebbe di giorno in giorno i consistenti ammanchi delle major.

Già nella prima metà di maggio la RIAA aveva ottenuto un’importante vittoria contro Lime Group, la società che controlla LimeWire, grazie alla sentenza emessa da Kimba Wood: il giudice del distretto meridionale di New York aveva riconosciuto infrazioni al copyright da parte di Lime Group e del fondatore di LimeWire, Mark Gorton. Le motivazioni si riconducono alla presunta ottimizzazione del client per consentire anche il download digitale di contenuti protetti dal diritto d’autore.

LimeWire è disponibile in tre soluzioni, una gratuita con funzionalità di base e due a pagamento: stando alla sentenza newyorkese queste ultime conterrebbero tecnologie atte a rendere più semplice e rapido il download illegale di film, musica e software. Secondo gli analisti la decisione della corte sarà fatale per LimeWire. Una consultazione con Kimba Wood era stata programmata per il 1 giugno da Lime Group. Se non si dovesse giungere alla chiusura coatta di LimeWire, la società dovrebbe corrispondere $150,000 per ogni infrazione e andrebbe comunque in fallimento.

Via | CNET News

La RIAA pretende la chiusura immediata di LimeWire é stato pubblicato su downloadblog alle 08:00 di lunedì 07 giugno 2010.

Fonte | downloadblog

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I produttori di The Hurt Locker denunciano 5.000 utenti torrent

I produttori di The Hurt Locker denunciano 5.000 utenti torrent

Come promesso qualche settimana fa, i produttori del film premio Oscar The Hurt Locker hanno portato avanti la loro intenzione di denunciare 5.000 utenti torrent rei di aver scaricato il film dalla rete, segnalando tali “scaricatori” alla Corte Federale del Distretto di Columbia.

Il primo passo vede la denuncia di 5.000 utenti ancora BitTorrent ignoti, passando così la palla alla Corte: in caso di sua approvazione gli ISP dovranno fornire le informazioni personali delle persone associate agli indirizzi IP. Una volta identificati, presumibilmente ai colpevoli sarà offerta la possibilità di raggiungere un accordo attraverso il pagamento di una cifra “amichevole”, con la minaccia di dover fronteggiare viceversa la causa legale.

Un sistema basato secondo molti sull’intimidazione delle persone, scorretto anche secondo anche molti ISP stessi, sia all’interno degli USA dove si trovano i 5.000 utenti di questo caso, sia tra alcuni provider europei, con le dovute eccezioni.

Via | Torrentfreak.com

I produttori di The Hurt Locker denunciano 5.000 utenti torrent é stato pubblicato su downloadblog alle 14:00 di sabato 29 maggio 2010.

Fonte | downloadblog

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Giampaolo Letta di Medusa Film intravede nuove prospettive contro la pirateria


Cineblog ha dedicato una discussione piuttosto interessante a un’intervista rilasciata a Cinemonitor da Giampaolo Letta. Questo signore non ha idee del tutto strampalate riguardo al tema della pirateria - su cui è largamente incentrata l’intervista in questione. Almeno, per essere figlio di Gianni Letta e Vice-Presidente e Amministratore Delegato di Medusa Film.

Sebbene Giampaolo faccia probabilmente confusione fra i termini “streaming” e “scaricamento”, quello che emerge dall’intervista è un raro caso - rarissimo, se pensiamo all’ambito del nostro Paese - di produttore e distributore di proprietà intellettuale che si senta, per non dire stimolato, quantomeno “costretto” dal mondo della cosiddetta pirateria informatica a cercare nuove strade per il suo business.

“Sono convinto che per contrastare la pirateria non bastino misure legislative coercitive; parallelamente bisogna realizzare un’offerta legale, a pagamento, attraverso gli strumenti tecnologici disponibili in rete”.

Insomma, non per tutti i distributori - sebbene anche piuttosto attivi, come Giampaolo è, nelle famigerate associazioni di categoria - l’unica soluzione è la collaborazione coercitiva fra fornitori di servizi Internet e Governi (come quella proposta dall’ACTA), per reprimere l’esigenza di condivisione che sembra avere la maggior parte degli utenti della Rete.

Una delle prime mosse che ci aspettiamo da Medusa, a questo punto, è un bell’accordo con Apple per distribuire almeno parte dei suoi contenuti su iTunes. Sarebe anche simbolico, ma sarebbe anche ora di dare un esempio. Altrimenti mostrarsi tanto “illuminati” non serve a niente.

[Nessun pirata è stato maltrattato nel realizzare la foto di sopra]

Giampaolo Letta di Medusa Film intravede nuove prospettive contro la pirateria é stato pubblicato su downloadblog alle 17:32 di mercoledì 26 maggio 2010.

Fonte | downloadblog

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Le tre disconnessioni sono realtà in Irlanda

Le tre disconnessioni sono realtà in IrlandaEircom, il maggiore provider Internet irlandese, è diventato di fatto il primo ISP europeo a mettere in atto le ormai famose “tre disconnessioni”, portando quindi a compimento quanto riportavamo anche su queste stesse pagine qualche tempo fa.

La causa delle major nei confronti di Eircom ha dunque avuto gli effetti sperati, visto che il provider inizierà immediatamente a staccare la linea a chi ha ricevuto accuse (non condanne) per download di materiale illegale per un totale di tre volte.

Lungi da tutti noi voler difendere pirati e pirateria, ma l’idea che la misura sia più uno spauracchio ottenuto dalle major nei confronti dei naviganti, che un effettivo modo per risolvere il problema non può passare dalla mente.

Via | Boingboing.net

Le tre disconnessioni sono realtà in Irlanda é stato pubblicato su downloadblog alle 08:51 di martedì 25 maggio 2010.

Fonte | downloadblog

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