Il Parlamento Europeo unito per una maggiore trasparenza sul trattato ACTA


Buona parte del Parlamento Europeo si sta dimostrando - coraggiosamente - insofferente rispetto all’atmosfera di segretezza e di mancanza di trasparenza intorno a tutto quello che riguarda il cosiddetto Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA: “Accordo Anti-Contraffazione”), da parte della Commissione Europea.

L’ACTA è un accordo plurilaterale su cui la Commissione è al lavoro per stabilire degli standard riguardo i diritti sulla proprietà intellettuale. Oltre all’Unione Europea, vi sono al lavoro anche i governi di paesi come l’Australia, il Giappone, gli Stati Uniti, la Svizzera, gli Emirati Arabi Uniti. Tutti i maggiori partiti rappresentati al Parlamento Europeo hanno fatto quadrato intorno a questa sensazione di disagio, facendo approvare nella seduta di ieri una risoluzione che renda obbligatorio per la Commissione pubblicare tutti i documenti fin’ora prodotti dalle contrattazioni con gli altri paesi.

Il Parlamento deve essere informato sui processi di negoziazione: è questa la parola d’ordine. Anche l’unico membro del Parlamento aderente al Partito “dei Pirati” Christian Engström ha firmato la risoluzione.

L’altro elemento su cui sembrano essere tutti d’accordo è l’assoluta contrarietà alla cosiddetta legge dei “Three strikes” (“le tre disconnessioni“): una normativa paventata o già applicata in alcuni paesi dell’Unione Europea, che infliggere la riduzione della banda dedicata a Internet o l’interruzione totale di essa per chi si fosse macchiato di crimini contro il diritto d’autore (dopo tre avvertimenti). Il Parlamento ha sempre fermamente condannato l’ipotesi che si possano diffondere ulteriormente leggi come questa.

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Hadopi non fa paura: in Francia diminuisce il P2P ma aumenta la pirateria

Hadopi non fa paura: pirateria in aumento in FranciaNonostante la legge delle tre disconnessioni, anche conosciuta come Hadopi, sia diventata realtà in Francia lo scorso settembre, i nostri cugini oltre le Alpi non sembrano avere paura dei provvedimenti previsti dalle nuove regole, visto e considerato che la pirateria è in aumento.

La paura di essere disconnessi dopo i famosi tre avvertimenti non ha impedito ai Francesi di far aumentare il livello di download illegali del 3%, come riportato da uno studio dell’Università di Rennes che a quanto pare dunque conferma le critiche dei detrattori della nuova legge, da sempre sostenitori del fatto che non sarebbe servita praticamente a nulla, se non a fare tanto rumore sui media.

L’unica abitudine cambiata in Francia sembra essere quella del “mezzo” utilizzato per accedere al materiale protetto: streaming diretto invece che siti di file hosting come Rapidshare e Megaupload, cambiamento causato probabilmente anche dal diffondersi sempre più di connessioni in grado di supportare la trasmissione in tempo reale dei dati via Internet, ma probabilmente soprattutto dal fatto che questo tipo di servizio non è coperto da Hadopi, concentrato sul P2P come BitTorrent, che ha effettivamente avuto un decremento d’uso dal 17,1% al 14,6% nelle preferenze dei bucanieri francesi.

Sempre dallo studio dell’Università è emerso che metà degli utenti P2P compra regolarmente contenuti online in modo legale: cosa che dovrebbe dare da pensare a qualcuno nelle alte sfere, visto che la loro disconnessione permanente da Internet potrebbe seriamente intaccare anche i bilanci di chi vende film e musica tramite il web.

Via | Torrentfreak.com

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Livestream si schiera apertamente contro la pirateria

Livestream vs. Piracy E sembra che per farlo gli amministratori si siano ispirati al decreto Romani: in sostanza gli utenti di Livestream – almeno quanti gestiscono un proprio canale – saranno soggetti alla sorveglianza di un “Grande Fratello” (quello di George Orwell in 1984, per intenderci) che in ogni momento potrebbe chiudere le trasmissioni. Forse è persino peggio di quanto il Governo italiano abbia voluto per YouTube.

Nella lettera aperta di Livestream – che si è appellato ai suoi diretti concorrenti, UStream e Justin.tv – il concetto non è chiaro: si menziona piuttosto in modo edulcorato un generico richiamo all’originalità e alla liceità dei contenuti ospitati dalla piattaforma, elencando una serie di regole atte alla realizzazione di quanto previsto. Ma è da un articolo approfondito su NewTeeVee che apprendiamo quanto ha dell’incredibile.

Si noti che Livestream è un servizio dedicato principalmente alla diretta di eventi (come è avvenuto con il CES 2010) e programmi: i canali personali gratuiti hanno un numero limitato di utenze supportate contemporaneamente. Insomma, non ci potete vedere film in streaming. Ciò nonostante, se per caso voleste ospitare una registrazione amatoriale live da un evento che avesse ceduto l’esclusiva per la trasmissione online a terzi… quest’ultimo potrebbe farvi chiudere l’account e non sarebbe neppure tenuto a darvene giustificazione. Siamo sicuri che ciò significhi davvero combattere la pirateria? Io non ne sarei così convinto.

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Perché Fapav non ha ragione contro Telecom Italia


Più va avanti l’affaire Fapav contro Telecom, più si aggrava gli occhi degli utenti della rete - e ai nostri - la posizione di Fapav. La cattiva fede pare aumentare di comunicato in comunicato, e anche sul suo altrimenti scarno sito ufficiale.

Dopo la presa di posizione del Garante per la Privacy riguardo agli indirizzi IP degli utenti dei maggiori siti di file sharing italiani - che la Fapav ha commissionato di acquisire ad una società francese - la Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva comincia a mettersi un po’ sulla difensiva. Ammette di aver raccolto dati sulle statistiche d’uso di alcuni strumenti di condivisione di file come eMule, ma solo al fine di stabilire quale fosse il provider più “gettonato” dai supposti “pirati”. Il suo fine era di poter poi cominciare a farvi pressione, colpendo gli utenti “pirata”.

Il tutto è avvenuto, come ancora Fapav ammette, attraverso una versione modificata dello stesso eMule, “modificato in modo da visualizzare la ripartizione dei download per ISP”. Il risultato ottenuto è stato che Telecom Italia sia il provider preferito dai pirati. Di qui il procedimento che riguarda Telecom. Come se non fosse intuibile che il maggiore ISP italiano fosse anche il più usato per il file sharing, legale e no. Anche senza ricorrere a magheggi come questi. Fapav sembra dimenticare il peer-to-peer legale e utile (prima ancora di poter essere proficuo), e come spesso accade ai paladini del diritto d’autore, fa di tutta l’erba un fascio.

Fapav continua a chiedere - e, ora, non più solo al Tribunale di Roma, ma anche al Garante per la Privacy, dopo il suo coinvolgimento - che Telecom spezzi una sua sorta di “omertà” nei confronti dei suoi utenti, accusandola di complicità coi loro operati. In altre parole, che violi apertamente la privacy di tanti navigatori. Il Garante è chiaramente dalla parte dei consumatori e dell’inviolabilità della loro riservatezza nell’aprirsi alla comunicazione e a Internet. Inoltre la cattiva fede della Fapav emerge dal modo in cui non solo giustifica, ma spiega “tecnicamente” la natura delle sue indagini sui siti in questione (quasi tutti aggregatori di file condivisibili). Quelle intrusioni, di cui sembra attribuirsi il diritto sacrosanto, chissà che non possano essere giudicate più colpevoli rispetto alle azioni di cui accusa tanto gli altri utenti della Rete.

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L’Italia blocca di nuovo The Pirate Bay

L'Italia blocca di nuovo The Pirate BayNuovo rischio chiusura in Italia per The Pirate Bay, che a distanza di mesi dall’ultimo attacco rischia di diventare nuovamente inaccessibile nel nostro Paese, dopo che il Tribunale di Bergamo ha nuovamente imposto agli ISP italiani di oscurare il sito.

Mentre gran parte del web e dei media in Italia ancora sembrano dormire senza riportare la notizia, come al solito all’estero si parla dell’argomento con abbastanza incredulità. Gli avvocati della Baia in Italia Giovanni Battista Gallus, Giuseppe Campanelli e Francesco Micozzi starebbero valutando se fare ricorso o no sul provvedimento, che dovrebbe essere messo in atto a breve dai provider.

Piuttosto che su quello della Cassazione, il caso potrebbe finire sul tavolo della Corte di Giustizia Europea, almeno stando a quanto riporta TorrentFreak.

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Newzbin sotto processo

Newzbin

Newzbin è sotto processo, accusato di pirateria cinematografica. Non molto noto in Italia, Newzbin permette di fare un’accurata ricerca all’interno della rete Usenet.

Come spesso accade in questi casi, la ricerca “può” riguardare anche materiale protetto da copyright. Uso le virgolette sul “può”, proprio per mettere in evidenza la possibilità che Newzbin venga utilizzato anche per scopi assolutamente leciti. Non la pensa così la Motion Picture Association (MPA), che ha fatto causa ai gestori di Newzbin.

Al di là del fatto specifico, sarà interessante sapere se i giudici riterranno Newzbin un semplice motore di ricerca, alla stressa stregua di Bing, Yahoo o Google, oppure se lo riterranno colpevole qualche violazione. Da notare però che proprio nelle scorse settimane, Alan Ellis di OiNK, arrestato un paio di anni fa, è stato prosciolto da tutte le imputazioni e dichiarato innocente all’unanimità.

Attendiamo gli sviluppi della vicenda.

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Fapav e P2P: considerazioni in attesa sentenza Tribunale di Roma

fapavE’ attesa per oggi la risposta del Tribunale di Roma in merito ad una serie di richieste da parte di Fapav verso Telecom Italia. Il caso è quello degli indirizzi IP di presunti “pirati” raccolti dalla stessa Fapav.

Andiamo allora per ordine. Chi è Fapav? Leggiamo dal loro sito che:

Ad essa aderiscono sia le industrie del settore sia le associazioni che operano per la tutela e la promozione dell’industria audiovisiva e cinematografica in Italia. Ne sono membri permanenti: ANICA, AGIS, UNIVIDEO e MPA. Tra gli associati figurano inoltre RAI, MEDIASET, SKY TV e molte case di produzione e distribuzione cinematografica. L’obiettivo specifico della Federazione è quello di agire con ogni mezzo legittimo contro la pirateria in tutte le sue forme.

L’articolo odierno di Repubblica riassume le richieste:

imporre a Telecom Italia alcune misure straordinarie: primo, obbligare la compagnia telefonica a denunciare alle autorità giudiziarie chi nella propria rete si macchia di pirateria; secondo, impedire l’accesso ad alcuni notissimi siti collegati, anche indirettamente, al peer to peer; terzo, battersi, d’ora in avanti, in prima linea contro il fenomeno.

La prima considerazione è proprio la premessa della richiesta di Fapav. Fapav ammette implicitamente di aver raccolto indirizzi ip di utenti ed ovviamente Telecom risponde che si tratta di una violazione della privacy. Quello che ci permettiamo di aggiungere è che non crediamo sia possibile che Fapav si sostituisca alle autorità di polizia, portando avanti una serie di “indagini” di propria iniziativa. Sarebbe come a dire che in Italia esiste una specie di polizia privata in grado di poter spiare la vita dei cittadini, per tutelare gli interessi commerciali di qualcuno. Perchè è lapalissiano che nelle pseudo indagini di Fapav, siano finiti in mezzo anche ignari utenti che facevano ben altro che piratare film. Se fosse vero il contrario, Fapav dovrebbe immediatamente divulgare il segreto della propria infallibilità.

Che affidabilità hanno questo tipo di indagini? Con quali mezzi sono state portate avanti? Quali software sono stati usati? Prendiamo il triste caso del delitto di Garlasco e lo scontro di perizie informatiche. Se in un contesto simile, fatto di professionisti e di grande attenzione della stampa, dove tutto è avvenuto alla luce del sole (o quasi) le conclusioni dell’accusa sono state rimesse in gioco, chi può “certificare” che i dati raccolti non si sa quando e non si sa in quale modo da Fapav, siano senza ogni dubbio corrispondenti a “pirati”? Se il software usato da Fapav avesse qualche “baco”? Se non fosse affidabile? Se i dati fossero semplicemente errati (un numero piuttosto che un altro)? Se invece fossero manomessi o “sporcati”, anche in buona fede? Chi ci garantisce che quanto affermato da Fapav sia incontrovertibilmente vero?

Veniamo ad un altro aspetto, non di secondo piano: il fenomeno dei fake. In buona fede un utente scarica da Emule l’ultima versione di Ubuntu. Il file che sta scaricando ha il nome corretto, ma in realtà è un film e scoprirà l’errore solo in un secondo tempo. Cosa succede a quel punto? Chi può andare a fondo a situazioni simili? Non di certo una organizzazione privata, crediamo noi.

Quello che infine non regge proprio è la richiesta fatta a Telecom di “battersi in prima linea” contro la pirateria. Dal punto di vista economico manageriale significa semplicemente girare i propri costi a terze parti, in questo caso Telecom. In poche parole scaricare a Telecom quello che dovrebbe essere il proprio lavoro. Dal punto di vista filosofico, se passasse il concetto che il provider internet deve combattere (ergo filtrare e denunciare) gli utenti pirata, dovrebbe anche passare quello che l’azienda telefonica deve combattere (ergo filtrare e denunciare) qualsiasi reato compiuto grazie o tramite il telefono, per arrivare infine per assurdo all’industria automobilistica piuttosto che le autostrade che permettono ai delinquenti di muoversi sul territorio nazionale.

Veniamo poi ad un’altra richiesta di Fapav, ovvero l’oscuramento di The Pirate Bay, Italianshare, Vedogratis, Youandus, Italianstreaming, 1337x, Dduniverse, Angelmule, Italiafilm, Ilcorsaronero. C’era da aspettarselo, anche se è tutto da dimostrare che un sito che ospita link sia “colpevole”. Come da difesa di Pirate Bay, dovrebbero subire lo stesso trattamento anche Google, Yahoo, Bing e compagnia bella. Con la la differenza che i primi hanno un impatto economico a livello di siti “amatoriali”, rispetto ai tre colossi presi come esempio.

Tra i siti di cui viene chiesta la chiusura, c’è però anche anche ItalianSubs. In questo caso gli utenti sarebbero “colpevoli” di diffondere i sottotitoli italiani a serie o film stranieri. Ma non viviamo in un mondo globalizzato? Prendiamo come esempio un italiano che vive in un paese anglosassone: non può scaricare e vedere la propria serie preferita con sottotitoli nella propria lingua perchè Fapav lo ritiene un pirata? Allora, diciamolo chiaramente. C’è qualcuno che ci dice che il mondo non ha confini, che siamo globalizzati, che il mercato deve arrivare ovunque, salvo poi mettere paletti quando la globalizzazione va proprio ai propri interessi.

Concludendo, se si chiede il rispetto della legge, ci si deve muovere nel rispetto della legge stessa. Se Fapav vuole intraprendere azioni legali, lo faccia come è giusto che sia, ma nel rispetto delle procedure. Così come ai cittadini viene impedito di ricorrere alla giustizia fai-da-te, e parliamo di fatti ben più gravi e devastanti, allora anche alle organizzazioni private deve essere impedito di muoversi come se fossero investite da autorità che non hanno.

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HP Slate

Da Andrea scopro del lancio da parte di HP del suo tablet pc, l’ HP Slate. Integra Windows 7, che mi piace.


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Impressioni sul pitch di Vincenzo Di Biaggio al Working Capital di Milano

Oggi sul blog del Working Capital di Telecom ho parlato del progetto di Vincenzo Di Biaggio. Cosa dire: l’idea di fondo è in grado di mettere in contatto i produttori solo ed esclusivamente con gli utenti che in quell’istante sono alla ricerca di un qualcosa che loro vendono. Ottimo, un sogno. Ma bussa alla porta il non esiguo problema della scalarità.

Come può un simile prodotto gestire un’ondata di accessi, un’ondata di desideri? E come fa un venditore a gestire personalmente, uno ad uno, l’ondata di desideri inerenti ai propri prodotti? Può funzionare per piccoli store e piccole marche. Ma pensate al desiderio “scarpe”. Io ci vedo un macello. Ma magari semplicemente Vincenzo non ha avuto il modo ed il tempo di spiegarci come pensa di affrontare questa difficoltà. Ecco, questa sarebbe stata la mia domanda.


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Impressioni sul pitch di Angelo Penone al Working Capital di Milano

Oggi ho parlato del progetto di Angelo Penone. Personalmente tropo TripAdvisor (per fare un nome) capace di fare tutto quanto mi serve per condividere con gli altri la mia vacanza e per permettermi la creazione di un diario di viaggio. L’applicazione per cellulare che Angelo ha in mente è interessante, ma troppo spesso può dimostrarsi scomoda: scatto una foto che voglio rimanga a me e non vada nel diario: devo poter effettuare questa scelta. Stesso discorso per i video. Ed ecco che diviene una classica applicazione di Travel 2.0 che ti permette di aggregare fotografie  evideo in album esportabili poi su PC e condivisibili online. Pertanto non individuo - a differenza di Angelo - il vantaggio competitivo in questo.


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