FAQPal, un repository di tutorial gratuiti creati dagli utenti


FAQPal - che, pronunciato, è molto più “spinto” che in forma scritta - è un repository online di tutorial gratuiti, che spaziano dal blogging al fotoritocco, dal web design alla fotografia.

Non aspettatevi niente di ultra-professionale, a questo prezzo: gratis. Ma se il vostro obiettivo è entrare in punta di piedi in uno degli ambiti rappresentati nell’ampio catalogo di tutorial di FAQPal, fatevi sotto e, magari, approfondirete più in là con altre risorse a pagamento.

Del resto, il vantaggio di FAQPal è che i testi e le immagini contenuti nei tutorial sono estremamente facili da comprendere e da mettere subito in atto. La maggior parte di essi, poi, sono stati elaborati da utenti del sito, che sono piuttosto prolifici, a quanto pare: in 9239 hanno scritto 5405 tutorial. Da provare.

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Vinix, il social network enogastronomico con la puzza sotto al naso


Uno dei primi sfottò fra utenti di Twitter della prima ora - visto che erano in pochissimi, all’inizio - era che parlassero solo di quello che stavano mangiando. In parte, era anche vero. Poi, il successo della piattaforma ha fatto sì che diventassero cult le conversazioni collettive su temi come la politica, i talk show e chi più ne ha, più ne metta.

A parlare di cibo in maniera 2.0 sono rimasti dei social network appositi. Uno dei primi made in Italy fu Due Spaghi: una guida in progress di critiche gastronomiche fatte dal basso, e quasi sempre con un occhio alla qualità e uno al portafogli. Ora, però, anche le cosiddette élite vogliono la loro parte, ed è arrivato il turno di Vinix.it.

Sempre di social netowork gastronomico - e all’italiana - si tratta, ma questa volta tutto è improntato sull’alta qualità. Invece che osterie e trattorie, wine bar ed enoteche, con ambizione e camerieri con la puzza sotto al naso. Il risultato? Così così, per il momento. Perché i locali proposti saranno anche i migliori, sulla carta, ma mancano i pareri del pubblico ruspante e verace che Due Spaghi ha vantato fin dalla prima ora. Chi frequenta i locali più apprezzati su Vinix, non ce ne voglia l’italiano medio da recente miglioramento delle sue condizioni socio-economiche, o non ha tanta voglia di recensire o non sa recensire. Aspetteremo fiduciosi in un miglioramento.

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Il New York Times si espande nei social media e cerca un “Creative Technologist”


Una delle posizioni più ambite per un ingegnere informatico con interessi per l’informazione si è appena aperta, presso il sito web del quotidiano più importante del mondo: il New York Times. Più che aperta, però, dovremmo dire creata, visto che, sull’annuncio economico pubblicato dal Times stesso, la carica suona così: “Creative Technologist“.

Ma non basta. Il Times sta cercando anche altri 12 sviluppatori senior e web developer. Lo scopo è quello di “creare nuove sezioni del sito”, in cui saranno implementati sempre più contenuti video e interattivi. Sarà compito del Creative Technologist di individuare questi nuovi servizi e quali di essi saranno disponibili per tutto il vastissimo pubblico di NYTimes.com, e quali solo per quelli che saranno destinati ad essere gli “heavy user”, con più di un certo numero di articoli visti al mese, chiamati a pagare un abbonamento.

E’ alquanto saggio spendersi sempre di più nello sviluppo delle parti “social” del suo sito, per il Times, visto che ospita già 50 blog tematici e il suo account Twitter ufficiale conta più di 2,4 milioni di follower.

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Google Wave lancia le notifiche via mail

Buone notizie per i pochi che usano Google Wave: finalmente Google ha deciso di dotare la sua creatura più sopravvalutata e incompresa dai tempi di Buzz (un attimo, quelli sono venuti dopo) di un sistema di notifiche via mail, in grado di segnalare agli utenti gli aggiornamenti nelle loro conversazioni attive (ancora).

TechCrunch ci ha dato la lieta novella. Ora, dovrebbe essere in discesa la strada dell’usabilità di questo servizio, annunciato come un rivoluzione e poi passato nel dimenticatoio, perfino di molti early adopter, come se niente fosse, nel giro di qualche mese dal lancio.

Il menù che si attiva cliccando sull’inbox di Wave, ora, mostra anche l’opzione “notifications”. Si può scegliere anche con che frequenza è il caso di riceverne: instantanee se si hanno poche conversazioni attive, più rilassate se si usa molto il servizio. Sarà solo un modo di rimandare l’inevitabile - per molti - morte del progetto Wave? Si riprenderà? Alle vostre notifiche l’ardua sentenza.

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Per John Herlihy di Google il settore desktop fra 3 anni sarà “irrilevante”


John Herlihy, vice-presidente di Google con delega al settore advertisement, ha fatto la voce grossa in Irlanda, alla Digital Landscapes Conference, contro chi crede ancora che il computing desktop abbia un futuro.

“Nel giro di 3 anni al massimo i desktop saranno irrilevanti. In Giappone la maggior parte delle ricerche sul web viene fatta già dagli smartphone, non più dai PC”.

Herlihy riprende in questo il parere di Eric Shmidt, CEO di Google, che ritiene ormai la sua azienda prevalentemente “mobile”. Del resto, ormai fa lo stesso anche Steve Jobs con il suo iPhone, rispetto alla pur floridissima produzione Apple di Mac.

Certo, è naturale per degli alti rappresentanti di un’azienda come Google, che ha spostato tutta l’attenzione possibile sulle web application, prendendola di peso dal software desktop, ragionare così. Ma questa è la realtà, per quanto sia una realtà modificata, appunto, da un’azienda egemone come Google. Sono ancora le parole di Herlihy:

“E’ il settore mobile che rende le informazioni sul mondo accessibili universalmente. […] Questo creerà per gli imprenditori nuove opportunità di creare modelli di business. Prima l’ubiquità, i guadagni dopo”.

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AllTheBests.com vi fa scoprire nuove cose da amare, in base a quello che già amate


AllTheBests.com è un semplice social network che si pone un obbiettivo niente affatto facile: come recita il suo motto, il suo compito è quello di “farvi scoprire nuove cose che amerete in base a quelle che già amate”. In pratica, una specie di Last.fm applicato a tutto lo scibile delle attività umane.

Si basa sul modo in cui, di volta in volta, completerete il form che occupa il centro della home page del servizio: “Trova il miglior….”. Non c’è limite a quello che potete chiedere. La richiesta di default che compare ora è “il miglior libro per un giorno di pioggia” (evidentemente non c’era bel tempo quando lo sviluppatore si è messo al lavoro su quella parte del sito). Ma naturalmente non c’è limite ai consigli per gli acquisti, per la vita privata e anche per il lavoro che potrete chiedere.

Quando una richiesta fatta al motore di ricerca di AllTheBests non può essere subito evasa, può essere rivolta agli altri utenti. E’ qui che scatta la componente social della faccenda: più risposte darete a domande “insolute” per gli algoritmi, più in futuro sarete soddisfatti ancora di più dai consigli del sito.

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Flexoot vi mostra quali amici stanno navigando sui siti web in cui siete anche voi


Se la privacy non è il vostro valore fondamentale, mentre navigate sul web, date un’occhiata a questa social app: Flexoot.com. In sintesi, non fa che estendere - a tutti i siti visitabili - un tipo di network somigliante alla funzione di YouTube che vi mostra quali utenti stanno visualizzando gli stessi video che visualizzate voi.

Ci si iscrive al servizio, si installa una toolbar e si creano connessioni con altri utenti. Dopodiché, ogni volta che un altro di essi starà visitando la stessa pagina web su cui vi trovate anche voi (pensate ai siti di squadre di calcio, solo per fare un esempio), sarete avvertiti della cosa, e abilitati a scambiarvi messaggi e impressioni.

Le perplessità, manco a dirlo, sono moltissime, riguardo a uno strumento del genere. E’ potente, ma implica una grande responsabilità (per dirla alla Spiderman): aggiungere pochissimi altri utenti. Solo quelli che davvero vi interessa avere sempre a portata di mano, e che magari avete davvero sempre a portata di mano, tramit e IM e telefonia mobile. Il sistema, in questi casi, sostituisce parzialmente altri mezzi di comunicazione. Altrimenti, state tranquilli che disinstallerete la toolbar in men che non si dica. Flexoot è disponibile come add-on per Firefox, per Internet Explorer e per Safari.

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Nuovi orizzonti dei social network: la compravendita dei gruppi di Facebook

Per un motivo o per un altro, i gruppi di Facebook sono sempre sulla cresta dell’onda, quando si tratta di denigrare i social network. Quando proprio va bene, cambiano nome per sfruttare il loro database di contatti a fini di propaganda politica. Quando va davvero male, se la prendono coi bambini malati. Sono fonte di spam, di noie, di distrazione.

Un post comparso su AlVerde.net si pone il problema della vendita di questi gruppi - o di parte di essi - una volta raggiunti numeri da successo: qualche decina di migliaia di iscritti, nella maggior parte dei casi. Le ipotesi principali che avanza il post sono due: o cedere in toto l’amministrazione del gruppo, oppure contrattare per dei messaggi pubblicitari da inviare via messaggio privato ai vari membri. Spam puro, ma in qualche modo autorizzato da Facebook, dal momento che i destinatari dei messaggi sono regolarmente iscritti al gruppo in questione (fino alla ricezione del messaggio, s’intende). L’autore del post lamenta di non aver trovato traccia, all’interno del vasto regolamento di Facebook, di cenni contro queste due pratiche.

Il post è interessante, perché contiene diversi spunti di riflessione. Per qualche malintenzionato potenziale, anche diversi spunti di business, oltretutto. Ma chiedersi se sia lecita la compravendita di gruppi Facebook o di spazi pubblicitari o pseudo-pubblicitari all’interno di essi, alla luce del regolamento interno di Facebook, non ha molto senso. Anche se fosse “ammessa e non concessa” da un eventuale (ormai, probabile) vuoto “legislativo” dello stesso regolamento, non si potrebbe in alcun modo giustificare la transazione agli occhi delle leggi nazionali e soprattutto del fisco. Naturalmente, questo vale se si considerano le leggi di un paese più importanti di quelle che regolano un social network.

Comunque, non è facile imbattersi nella rete di un caso di successo nella compravendita di un sito. Per ovvie ragioni. Abbondano invece i casi di spammer via gruppi sanzionati o bannati da Facebook.

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CoCreateLondon.com: il social network che migliora la città


CoCreateLondon.com è un social network completamente avulso dai meccanismi virali che possono rendere Facebook o Twitter delle perdite di tempo. Il suo scopo è quello di valutare e attuare proposte di miglioramento per la città di Londra.

Si avanzano proposte, vengono votate e se ne segue lo sviluppo insieme. Funziona un po’ come un Digg dei buoni propositi. Naturalmente, essendo per ora solo british oriented, non manca una forte presenza di senso dell’umorismo, ma comunque costruttivo. Per esempio, mi ha fatto sorridere la proposta di “Incoraggiare i balli all’aria aperta”.

Il format sembra facilmente esportabile in altri contesti. Non sarebbe affatto male cercare di inserirlo in un network dei network, magari su scala europea. A quando una versione italiana (o almeno un clone, ne avremmo tanto bisogno)?

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Un blogger egiziano di 20 anni processato dalla Corte militare per un post di denuncia



Un blogger egiziano, che aveva denunciato casi di corruzione all’interno di un’accademia militare, è attualmente sotto processo presso un tribunale militare.

Il blogger ha solo 20 anni e il suo caso sta causando in tutto il mondo reazioni indignate, soprattutto visto che è agli arresti dal 25 febbraio, con l’accusa di aver “attentato all’immagine dell’esercito”. Il processo, finalmente, è iniziato ieri ma già alla seconda udienza, oggi, è stato aggiornato alla prossima, il 7 marzo. Secondo la BBC, non ci sono altre prove, agli atti del processo, oltre al semplice post che accusava di nepotismo le alte sfere dell’accademia.

Il fatto è che un semplice figlio di insegnanti sarebbe stato espulso dall’accademia, per fare posto a un più altolocato rampollo di militari. Almeno questo è quello che il blogger aveva evidenziato nel suo post.

Non è la prima volta che dei blogger causano problemi al governo egiziano, ma è la prima volta che accade con un ragazzo così giovane e, soprattutto, è la prima volta che il tribunale militare si occupa della cosa. Di norma, la corte militare è riservata ai massimi reati contro lo stato, quando non sono dei militari a loro volta ad essere oggetto di giudizio.

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