L’Europa sta facendo passi da gigante in tempo di energia rinnovabile e autoconsumo. L’italia deve tenere il passo e non farsi trovare impreparata.La continua riduzione dei prezzi degli impianti e la possibilità di consumare direttamente e contemporaneamente l’energia prodotta (oppure di scambiarla, ma anche accumularla) rende oggi competitivi integrazioni di impianti e utenze di grande interesse.

Fino ad oggi queste innovazioni hanno sempre visto alzare muri da parte dell’Autorità dell’Energia, del Ministero dello Sviluppo Economico e da parte di chi teme di perdere spazi di mercato.

Ma ora il quadro è cambiato e con la nuova Direttiva questi muri sono destinati ad essere abbattuti e il confronto si sposta su quale direzione intraprendere per integrare questi sistemi nel sistema energetico italiano.

Nell’audizione al Senato, Legambiente ha proposto di anticipare il completo recepimento della nuova Direttiva europea sulle fonti energetiche rinnovabili – l’Italia avrebbe due anni di tempo per farlo – in particolare per quanto previsto agli articoli 21 e 22 del testo, ossia dove si definiscono diritti e regole di questo nuovo scenario. L’obiettivo è di aprire ad alcuni interventi che sono evidentemente di interesse di cittadini e imprese ma che oggi sono, incredibilmente, vietati per Legge nel nostro Paese.

Qualche esempio permette di capire meglio gli ambiti di cui si sta ragionando. Negli edifici aprire all’installazione di impianti solari che possano distribuire direttamente l’energia elettrica prodotta alle utenze condominiali, residenziali e non residenziali presenti all’interno della struttura, attraverso reti private. Allo stesso modo consentire lo scambio di energia elettrica prodotta da impianti da fonti rinnovabili e in cogenerazione ad alto rendimento, all’interno di distretti produttivi e aree agricole.

Oggi questi sistemi sono vietati, mentre domani potrebbero produrre investimenti senza bisogno di incentivi diretti. Negli altri Paesi, dove questi sistemi sono consentiti, hanno permesso di generare investimenti a vantaggio di imprese e famiglie. Perché spaventarsi di fronte a forme di produzione e scambio di sola energia da rinnovabili ed entro ambiti limitati? Oltretutto le diverse utenze continuerebbero ad avere contratti per l’approvvigionamento elettrico e l’energia da rinnovabili scambiata all’interno del sistema andrebbe a coprire nella forma dell’autoconsumo una parte dei fabbisogni.

 

Nella stessa direzione va la proposta di sperimentare le prime forme di comunità energeticherinnovabili, previste dalla Direttiva. Cominciando magari a renderle fattibili laddove è il Comune a guidare aggregazioni di utenti associati per la produzione, accumulo e consumo di energia da fonti rinnovabile da parte direttamente dei soci.

L’interesse di questi modelli del resto sta proprio nella partecipazione di cittadini e piccole imprese, e nella creazione di modelli capaci di valorizzare le forme più efficienti di produzione e consumo contemporaneo.

In questi anni le rinnovabili sono state accusate di tante cose e tra queste la discontinuità di produzione che obbligava il sistema, attraverso impianti termoelettrici, a dover garantire produzione e sicurezza nei momenti di ridotta produzione. La novità di questi sistemi è che proprio per le loro caratteristiche si possono candidare ad essere parte della soluzione a questi problemi attraverso una gestione integrata di impianti di produzione, accumulo, sistemi efficienti che permette di valorizzare modelli di generazione e consumo contemporanei e di programmare immissioni e prelievi con la rete.

La proposta di Legambiente (in allegato in basso, ndr) vuole fare in modo che la discussione che si dovrà aprire sulla Direttiva – e le tante innovazioni contenute nei 36 Articoli – diventi l’occasione per aprire un confronto ampio, approfondito e capace di affrontare le tante questioni aperte (ad esempio gli oneri di sistema), mentre in parallelo si cominciano a muovere interventi che permettono al nostro Paese di trarre vantaggi da una prospettiva che può produrre significativi benefici ambientali e economici.

 

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